ARE: OVADIA, PER INTEGRARE ERASMUS DALLE SCUOLE PRIMARIE

Udine, 09 nov - "Dobbiamo promuovere in Europa le multi identità, sia in prospettiva orizzontale che verticale. Abbiamo infatti le diverse identità legate agli Stati nazionali, alle lingue e culture regionali a livello orizzontale; ma esistono anche delle multi identità verticali legate alle nostre città, alla nostra regione, al nostro Stato, all'Europa e anche al mondo intero. Possiamo sentirci al contempo cittadini del mondo e di una singola città". La conclusione del presidente dell'Are e del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy, al dibattito riguardante gli aspetti regionali dell'identità, cui hanno partecipato Karl-Heinz Lambertz, ministro presidente della Comunità germanofona del Belgio, e Moni Ovadia, ribadisce un concetto più volte espresso proprio dall'autore e uomo di teatro che ha fatto della sua multi identità - Ovadia è nato in Bulgaria da una famiglia ebraica sefardita, greco-turca da parte di padre e serba da parte di madre - la maggiore fonte di ispirazione delle sue opere scritte in 14 lingue e dialetti diversi. "L'identità non può essere un soggetto disgiuntivo, possono infatti convivere numerose identità e più forti sono, meno avranno la sensazione di essere minacciate dalle altre", afferma Illy, che richiama proprio un passaggio di Ovadia quando aggiunge: "Se si ha una forte identità occorre a maggior ragione confrontarsi con le altre per poter continuare a rafforzare la propria". Cultura e istruzione, secondo Ovadia, sono i binari per far correre più velocemente il dialogo tra le diverse identità. "Se fossi un politico - afferma - metterei la cultura ai primi tre punti del mio programma. Dirò di più: lancerei concretamente la proposta di un programma Erasmus già a partire dalle scuole primarie, anticipando ai ragazzi più giovani la possibilità che oggi hanno solo gli studenti universitari di studiare in tutta Europa". Anche per Lambertz, già professore all'Université Catholique di Louvain, oltre alla politica, è il mondo della formazione e dell'istruzione il luogo "dove sviluppare la prima identità e un modello di comunicazione interculturale". Ciò su cui occorre lavorare, ha concluso Ovadia, è la presa di coscienza di molti fatti già straordinari. "Abbiamo visto utopie realizzarsi sotto i nostri occhi. Se io fossi andato nel 1950 a Place Vendome a Parigi e, come uno di quegli oratori di Hyde Park mi fossi messo sopra una cassetta della frutta e avessi cominciato a gridare: 'fra trent'anni non ci saranno più confini tra la Francia e la Germania' mi avrebbero rinchiuso in un ospedale psichiatrico. A distanza di un trentennio - fa notare Ovadia - due grandi Paesi che si erano scannati per secoli, non solo non hanno più confini tra di loro, ma adirittura i loro governi si rappresentano reciprocamente nelle istanze internazionali. E' un'utopia realizzata sotto gli occhi. Del resto, - avverte Ovadia - l'utopia è scritta nell'uomo anche se l'uomo spesso non sa riconoscerla a prima vista". ARC/EP