SGHIAIAMENTO PRIMA RISPOSTA A PIENE DEL MEDUNA

Sesto al Reghena, 08 mag - Lo sghiaiamento dei fiumi e in generale la ricalibrazione degli alvei rappresentano una forma di intervento che permette di dare una prima risposta al problema delle piene del Meduna. Ma è anche un modo per tenere in ordine i fiumi e ottenere in cambio un quantitativo sufficiente di ghiaia che consenta di non devastare l'ambiente alla ricerca dell'oro bianco. I proventi dal riporto del materiale litoide, inoltre, permettono ai Comuni di contare su entrate che rimpinguano le casse, riducendo la spesa pubblica e bilanciando la diminuzione di trasferimenti dalla Regione alle Amministrazioni locali. È questo il senso dell'intervento dell'assessore regionale Elio De Anna, intervenuto oggi a Sesto al Reghena nel corso del convegno organizzato dal consorzio di bonifica Cellina Meduna in collaborazione con l'Ersa. Al centro del dibattito, la gestione sostenibile dell'acqua nel territorio pordenonese, impegnato nel processo di riconversione dei suoi sistemi di irrigazione da quelli a pioggia a quelli per scorrimento. Tra i progetti illustrati, c'era anche quello focalizzato sul miglioramento della conoscenza della circolazione dell'acqua sotterranea in questa parte della pianura friulana. Con il coinvolgimento dei Ministeri della Scienza e dell'Ambiente di Croazia e Slovenia, della Provincia di Pordenone e di una serie di partner austriaci, si punta ad aiutare i responsabili del consorzio a identificare le migliori soluzioni per la riorganizzazione dell'irrigazione. La ricerca ha messo in evidenza che l'attuale situazione nella Destra Tagliamento non è più sostenibile perché non c'è alcun controllo e regolamento sull'uso delle risorse idriche per gli scopi agricoli. Sempre nell'ambito del convegno è tornato in auge il progetto riguardante la diga sulla stretta di Colle, sempre in provincia di Pordenone. A puntare nuovamente i riflettori sullo sbarramento è stato il professor Sergio Fattorelli dell'Università di Padova. Il docente ha ricordato che per evitare situazioni simili a quelle del 2002, in cui la città di Pordenone fu allagata, è necessario bloccare a monte il flusso d'acqua. Per questa ragione servirebbe costruire una diga dell'altezza di 227 metri, in grado di contenere al massimo 42 milioni di metri cubi d'acqua, senza però andare a stravolgere il territorio. La barriera in calcestruzzo, il cui costo stimato si aggirerebbe intorno ai 112 milioni di euro, dovrebbe essere aperta alla base per consentire il normale deflusso. A tal proposito, l'assessore De Anna ha ricordato che sono necessari anche gli interventi sull'asta del Meduna, riguardanti innanzitutto la pulizia degli alvei e lo sghiaiamento. Levando circa un metro e mezzo di materiale dalla congiunzione dei due torrenti fino a Colle, infatti, si darebbe naturale sfogo all'acqua e dall'altro verrebbe recuperata la ghiaia utile per la costruzione delle strade, garantendo inoltre ai Comuni i fondi per realizzare opere pubbliche. ARC/Com